Il Bruxismo è un disturbo caratterizzato da serramento volontario o involontario dei denti e/o digrignamento, che può verificarsi sia durante il giorno (Awake Bruxism) sia durante la notte (Sleep Bruxism, SB) con diverse ricadute cliniche. La condizione è considerata una parafunzione masticatoria piuttosto che un semplice comportamento abituale, e rappresenta una delle manifestazioni più comuni nei quadri di disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare e dei disturbi del sonno.
Secondo l’American Academy of Orofacial Pain, il Bruxismo comprende attività parafunzionali come contrazioni ripetitive e non funzionali dei muscoli masticatori, con conseguenti traumi dentali e stress delle strutture articolari.
In particolare, il serramento dentale è descritto come la chiusura forzata delle arcate dentarie senza movimento mandibolare significativo, opposto al digrignamento, che implica un componente dinamico di movimento laterale o anteroposteriore. Questo comporta l’applicazione di forze orizzontali elevate, poco tollerate dai tessuti masticatori e dal sistema dentale, con possibili conseguenze per lo smalto, le protesi e l’apparato stomatognatico.
Epidemiologia
La prevalenza del Bruxismo varia ampiamente in funzione dell’età, delle modalità diagnostiche e del setting osservazionale. Una revisione sistematica ha stimato che la prevalenza complessiva in adulti raggiunge circa l’8–15% per il Bruxismo notturno, mentre il Bruxismo diurno può arrivare al 22–31% nella popolazione generale.
L’attività notturna durante il sonno non mostra un netto predominio di sesso, mentre il Bruxismo diurno può risultare più frequente nelle femmine secondo alcuni rapporti, sebbene la variabilità metodologica renda questi confronti non sempre conclusivi.
Eziologia e fattori di rischio
Il Bruxismo è un disturbo multifattoriale la cui eziologia non è ancora completamente chiarita. Studi recenti concordano che la condizione sia regolata centralmente attraverso interazioni complesse tra sistemi neurologici, psicosociali e comportamentali piuttosto che derivi esclusivamente da fattori periferici come la malocclusione dentale.
Tra i fattori implicati si distinguono:
- Fattori neurobiologici: il problema notturno è spesso associato ad attività muscolari ritmiche durante il sonno (Rhythmic Masticatory Muscle Activity, RMMA) e ad attivazioni del sistema nervoso centrale in relazione agli arousal notturni.
- Fattori psicologici: stress, ansia e disturbi emotivi sono frequentemente correlati alla manifestazione e all’intensità dei sintomi.
- Disturbi del sonno: il Bruxismo notturno è frequentemente osservato insieme a condizioni come l’apnea ostruttiva del sonno (OSA) e altri disturbi respiratori notturni.
- Fattori comportamentali e ambientali: consumo di caffeina, alcol e tabacco può accentuare l’attività muscolare masticatoria patologica.

Manifestazioni cliniche
Il Bruxismo può essere asintomatico o associarsi ad una serie di aspetti e sintomi che includono:
- Usura dentale e danni ai restauri o alle protesi dentali.
- Dolore muscolare mandibolare, cefalee di tipo tensivo e dolore all’articolazione temporo-mandibolare (ATM).
- Ipertrofia dei muscoli masticatori e sensibilità palpatoria.
- Disturbi del sonno con risvegli frequenti e sonnolenza diurna in alcuni casi di Bruxismo notturno significativo.
Diagnosi medica
La diagnosi di Bruxismo si basa innanzitutto su anamnesi e quadro clinico, con evidenza di segni come usura dei denti, ipertrofia muscolare, dolore e sintomi riferiti dal paziente.
Per il Bruxismo notturno, la polisonnografia (PSG) con registrazione dell’attività elettromiografica dei muscoli masticatori resta il principale metodo diagnostico, in grado di confermare la presenza di contrazioni associative agli arousal del sonno.
Tuttavia, nella pratica clinica quotidiana, diagnosi affidabili vengono spesso fatte con esami meno complessi, benché meno specifici, come la registrazione elettromiografica o l’uso di questionari validati.
Gestione terapeutica
Non esiste al momento alcuna terapia che possa “curare” definitivamente il bruxismo, ma diverse strategie sono indicate per gestire i sintomi e limitarne le conseguenze.
Dispositivi orali
Gli splint occlusali stabilizzanti (bite night guard) sono tra gli interventi più diffusi. Questi dispositivi, personalizzati dal dentista, proteggono lo smalto dentale dall’usura e possono ridurre la forza masticatoria durante gli episodi di serramento.
Strategie comportamentali
Interventi psicologici come la terapia cognitivo-comportamentale (CBT), tecniche di rilassamento e biofeedback possono aiutare a diminuire la frequenza e l’intensità delle attività parafunzionali.
Modifiche dello stile di vita
Ridurre l’assunzione di stimolanti come caffeina e alcol, migliorare l’igiene del sonno e adottare tecniche di gestione dello stress sono raccomandati.
Trattamenti medici e farmacologici
L’evidenza attuale indica che l’uso di farmaci specifici (es. rilassanti muscolari, benzodiazepine o antidepressivi) non ha un supporto conclusivo sufficiente per raccomandarli in modo routinario, e la loro prescrizione richiede un’attenta valutazione clinica individuale.
In alcuni casi selezionati, iniezioni di tossina botulinica (Botox) nei muscoli masticatori hanno dimostrato di ridurre temporaneamente la forza di contrazione e il dolore associato, pur richiedendo somministrazioni ripetute.
Complicanze e considerazioni cliniche
Se non trattato, il bruxismo può portare a deterioramento dentale significativo, fratture, dolore cronico dell’ATM, disturbi articolari e sintomi sistemici quali mal di testa persistente. La condizione può anche influenzare negativamente la qualità del sonno, con ripercussioni sulla vigilanza e sulla funzionalità diurna.
Il Bruxismo è un fenomeno comune che rappresenta una sfida clinica significativa a causa della sua natura multifattoriale e complessa. La gestione efficace richiede un approccio multidisciplinare che integra valutazione odontoiatrica, strategie comportamentali, modiche dello stile di vita e, ove necessario, interventi terapeutici mirati. La ricerca continua ad evolversi, soprattutto nel campo dei meccanismi neurofisiologici e delle potenziali terapie innovative.
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